Traversando i secoli.
Importanza, storie ed annedoti del ponte fra Grumes e Sover
A cura di Roberto Bazzanella
EPOCA LONGOBARDA E FRANCA (800 - 1000)
Fin dall’epoca longobarda, ossia dal VII secolo circa, il passaggio sull’Avisio fra Grumes e Sover fu estremamente importante.
Gli abitanti di Grumes e in particolare di Sover si svilupparono quando quivi si stabilì un gruppo di “arimanni” , i militi longobardi demandati a controllare la via che dal passo del Potzmauer, tra Grumes e Grauno conduceva fino all’Avisio, e che, superato il ponte, proseguiva per Sover, Pinè e quindi verso la Valsugana e l’Italia , nonché preposti a difendere i confini a nord , sulla linea dietro Grumes e Grauno, dalle incursioni dei “baiuvari”, le antiche popolazioni germaniche stanziate nell’attuale Baviera e nel Tirolo.
La strada di passaggio da Salorno, per il passo Potzmauer, verso Sover e la Valsugana , in caso di inondazioni della valle dell’ Adige, era la seconda via più importante percorsa dai viaggiatori che provenivano da nord (Germania) verso sud (penisola italiana) dopo quella del ponte di Cantilàga fra Faver e Segonzano. A partire dall’ epoca franca (IX secolo) questo passaggio divenne sempre più transitato, e a Sover pare sia stata eretta una cappellina dedicata a san Lorenzo, con annesso un ospizio per i viandanti.
MEDIOEVO E IL CASTELLO DI GRUMES (XI –XIII SECOLO) …
Nel medioevo, dal 1000 al ‘300 , il ponte fra Grumes e Sover divenne ancora più importante in seguito all’edificazione del castello di Grumes, chiamato a quel tempo castello di Grumespergo o Graunspergo. Questo castello sorgeva sul dosso del “castelèt” proprio sopra il corso dell’Avisio, a guardia della via di passaggio e del ponte. La rocca viene nominata nei documenti solo una volta nel 1185 allorchè il principe vescovo di Trento Alberto di Campo investì i fratelli Odolrico e Arnoldo dei conti Eppan di alcuni beni .
Da parte loro i due signori refutarono al vescovo il castello di Graunspergo per distruggerlo o essere restituito in feudo. Il castello a quell’epoca era abitato permanentemente. Nel Codex Wangianus sono citati inoltre Egeno(1202), Odorico(1189-1210) e Otto (1202), signori “von Grumsperg”. Nel castello, secondo alcuni studiosi, vennero rinchiusi da conti di Eppan i legati pontifici che il papa Adriano IV aveva inviato al duca di Baviera Enrico il Leone nel XII secolo, e probabilmente vi furono imprigionati anche gli ambasciatori imperiali che nel 1106 erano stati inviati a Roma dall’imperatore Federico I Barbarossa.
IL TRANSITO DEI “RONCADORI ” TEDESCHI (SEC. XIV- XV)
Per tutto il medioevo, l’età moderna fino all’età contemporanea, il ponte fra Grumes, Grauno e Sover rappresentò sempre un cruciale snodo viario e via di comunicazione fra le due sponde della valle di Cembra nonché fra il mondo tedesco e il mondo italiano: fu da questo ponte che transitarono i coloni di origine tedesca provenienti dagli altipiani di Nova Ponte, Aldino e Trodena, che nel XIV e XV secolo si stabilirono sull’altopiano di Pinè e in valle del Fersina, e che fondarono i masi soverini di Piazza d’Alberi, Settefontane, Casare, Slosseri e Sveseri: i loro discendenti ancora oggi portano il cognome di “Todeschi”.
PASSAGGIO DELLA FEDE (sec. XIV-XVII) . . .
Fu sul ponte tra Sover e Grumes che transitarono i cappellani che dalla pieve di Cembra, nel ‘300 e nel ‘400, raggiungevano la cappella di san Lorenzo di Sover per celebrarvi le sacre funzioni.
Nel 1574 Grumes divenne curazia indipendente da Cembra ed ebbe un proprio sacerdote, nel 1582 anche Sover divenne curazia indipendente pero’, pur avendo un cimitero, non aveva ancora fonte battesimale, il riferimento era quindi il fonte della chiesa di Grumes e tutte le famiglie soverine che desideravano battezzare il proprio ultimo nato dovevano transitare per il ponte e recarsi a Grumes questo fino al 1606 .
Dal 1582 fino al 1619 il sacerdote che curava Grumes e Sover era uno solo, si sa che più volte alla settimana i curati che si avvicendarono in quel periodo, o i coadiutori, ossia i sacerdoti aiutanti del curato, dovevano passare il ponte, fra questi Fra’ Girolamo del Monte Santo un agostiniano in val del Chiove in Toscana curato di Grumes e di Sover dal 1584 al 1604, Fra’ Hieronimo Veltroni da Monte San Savino di val di Chiana in Toscana, curato di Sover e coadiutore di Grumes dal 1604 al 1608, don Pietro Pasio curato di Sover e coadiutore di Grumes nel 1608, don Nicolò Pojero, originario di Grumes e curato di Grumes e Sover dal 1608 al 1614, Fra’ Giuseppe da Firenze predicatore pellegrino, vicecurato di Sover e coadiutore di Grumes nel 1612, e don Giovanni Amadio, curato di Sover e coadiutore di Grumes dal 1614 al 1619.
ALLA META’ DELLA “ MENADA” (sec. XVI - XIX)…
A partire dal XVI secolo il ponte fra Grumes, Grauno e Sover fu sempre luogo di sosta delle “menàde”. Le “menàde” erano il trasporto di tronchi di legname sull’Avisio tramite fluitazione. Esse erano seguite da 40 fino anche a 100 e più uomini detti ménadori, guidati dal “condutor de la menàda”, il quale non solo era responsabile per la fluitazione, ma controllava tutto il percorso da farsi, studiando i problemi del tracciato e le protezioni da erigere per evitare eventuali danni a culture o ponti. Le menade avevano inizio solitamente tra la valle di Fassa e la valle di Fiemme, sul confine tra il principato di Bressanone e quello di Trento: il ponte fra Grumes e Sover era considerato la metà del percorso e qui i menadori ossia gli operai che guidavano la menàda e il condutor de la menàda facevano una sosta (nell’ archivio parrocchiale di Sover sono segnati addirittura dei “conduttori de la menàda” come padrini di alcuni battezzati). Poi la “menàda” proseguiva fino al deposito dei Vodi a Lavis. I “conduttori” erano necessari perché senza che essi aiutassero o spingessero i tronchi, con notevole equilibrismo, sul torrente, questi sarebbero rimasti impigliati lungo le rive o fermi nei siti di ristagno (localmente moie). A volte i tronchi delle menade si congiungevano tra loro formando delle dighe che rompendosi formavano ondate di piena distruttrici, e anche il ponte fra Sover e Grumes subì vari e notevoli danni.
PONTE DEI “GNOCHI” (sec. XV – XX)….
Non erano solo le “menàde” a rovinare il ponte fra Grumes e Sover, ma piuttosto le ricorrenti piene che ingrossavano il torrente Avisio. Il ponte fu ripetutamente distrutto o gravemente lesionato da piene nel 1493, nel 1599, nel 1649, nel 1665, nel 1686, nel 1748, nel 1757, nel 1774, nel 1789, nel 1817, nel 1823, nella grande alluvione del 1882 e quindi nell’alluvione del 1966.
Le distruzioni e le lesioni provocate dal tempo richiedevano continue manutenzioni, che fino al XVII secolo erano sostenute per due terzi dalla comunità di Sover e per un terzo da quella di Grumes, i soverini infatti per il passaggio verso nord erano costretti ad utilizzare il ponte. Nel ‘600 sorsero delle controversie fra le due comunità riguardo al ponte. Sover ricorse al giudizio del vicario vescovile di Grumes che emise sentenza favorevole ai soverini, Grumes allora ricorse al signore di Konigsberg. Ma a quel punto, il 31 marzo 1674, le due comunità, per conservare buoni rapporti, decisero di giungere a un compromesso: Sover si accollava definitivamente la manutenzione del ponte, mentre Grumes avrebbe versato una sola volta la somma di 125 fiorini del reno. Gli abitanti di Grumes non avevano però il denaro necessario, e furono dunque autorizzati a pagare la quota con cento some di segala . Con la segala gli abitanti di Sover fecero tanti gnocchi, e da questo avvenimento deriva il soprannome soverino di “màgnagnòchi”.
IL PASSAGGIO DEL “BANDITO GIUSEPPE” (1748) …
Sul ponte passò più volte il famigerato bandito Giuseppe Bazzanella di Sover (1724 -1759) soprannominato “Bepo Bandi”. Tra il 1748 e il 1759 quest’uomo con la sua banda commise più di cento delitti tra ruberie ed omicidi in Sover, Fiemme, Fassa, Livinallongo, Valsugana, nella Repubblica di Venezia, nel ducato di Parma, in Pinè, a Faedo, a Cembra, e per questo, una volta catturato, il Capitolo della cattedrale di Trento, signore di Sover, lo condannò a morte il 10 febbraio 1759 per decapitazione sulla pubblica piazza del duomo a Trento. Il bandito Giuseppe commise vari delitti anche a Grumes, e il 10 novembre 1748 Giuseppe e l’inseparabile amico Tasin passando dal ponte alle stalle dei grume seri Giovanni dal Vit e Carlo dal Vit detto Milanès, vi rubarono “due muli con una basta nuova, un paro di tirache, una coperta di lana a righe, due soghe, una tenaglia, un martello, due staffe, 50 chiodi, un batti fuoco, ed una spina todesca”. Per un miglior guadagno alla vendita i due banditi, passando per Lavis e Trento, “(…) giunsero in Italia, dove (i muli) furono venduti per 20 zecchini d’oro”. Il furto suscitò le ire del dinasti vicari vescovili di Grumes, a quel tempo i signori Barbi, e nonostante Giuseppe cercasse di calmare le acque, “procurando per mezzo dei curati di Grumes e Sover di accomodarsi (…), essi non conseguirono (da lui)che parole, per il che tale Giuseppe Bazzanella fu in contumaciam dalla Giurisdizione di Grumes bandito”.
DAI FRANCESI AL 1966…
Accanto al ponte, nella piana dei Molini, transitarono il 28 settembre 1796 circa 400 soldati francesi intenzionati a sferrare un attacco al paese di Sover. Grazie al coraggio dei tre fratelli Pietro,Domenico e Giovanni Battista Vettori che riunirono, suonando campana a martello, tutti i capifamiglia della Comunità di Sover, i soldati furono respinti verso Segonzano.
Con la costruzione della strada carrozzabile sulla sponda destra tra la
fine del XIX e l’inizio del XX secolo il ponte fra Grumes e Sover divenne estremamente necessario per gli spostamenti dei soverini verso la città di Trento o verso i lontani luoghi d’emigrazione, e continuò a svolgere il suo ruolo di fautore di legami e collegamenti fra comunità diverse sino al 1966, quando la grande alluvione cancellò l’antico passaggio eretto dai longobardi.